giovedì 3 giugno 2010

Unione Europea: uomini italiani in pensione prima?



Ultimatum dell'Unione Europea: gli uomini italiani devono andare in pensione a 60 anni.



Leggendo ciò, chiunque abbia dato un'occhiata alle prime pagine dei principali quotidiani nazionali, sarà verosimilmente rimasto abbastanza perplesso. Cosa riportavano le prime pagine di oggi?



Corriere della Sera: Ultimatum Ue "Donne al lavoro fino a 65 anni"



La Repubblica: La Ue: subito le donne in pensione a 65 anni



La Stampa: L'Ue all'Italia: donne al lavoro fino a 65 anni



Il Giornale: La Ue: alzare l'età. Pensione a 65 anni. Per le donne sarà un affare.



Il Sole 24 Ore: In pensione più tardi le statali - La commissaria Reding impne il ritiro a 65 entro il 2012



Libero: Su pressione dell'Europa. Donne in pensione all'età degli uomini. C'è l'intesa PdL - PD.



Nessun riferimento alla vicenda sulla prima pagina de L'Unità.




La pensione per gli uomini a 60 anni però, oltre a sembrare uno scherzo rappresenta anche un'altra chiave di lettura della sentenza del 13 novembre 2008 (sentenza originale ed allegati) della IVa sezione della Corte di Giustizia Europea da cui scaturisce tutta la vicenda; la Corte di Giustizia Europea ha infatti statuito che"Mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all’art. 141 CE" e cioè, come ci spiega il Dipartimento delle Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del "Trattato che istituisce la Comunità europea".


Se andiamo a vedere il Trattato di Amsterdam (che a sua volta "modifica il Trattato sull'Unione Europea" ed "i trattati che istituiscono le Comunità Europee") all'articolo 141 non troviamo mica che le donne italiane devono andare in pensione a 65 anni; l'articolo in questione dovrebbe tutelare da discriminazioni e quindi, dove sta scritto che i "discriminati" non siano gli uomini? Dove sta scritto che abbassando l'età di pensionamento degli uomini, l'Italia non assolva a quanto previsto dall'articolo 141 del trattato di Amsterdam e quindi, da qaunto sentenziato dalla Corte di Giustizia Europea?

Quanto riportato dai media corrisponde alla verità oppure, è una mezza verità oltre che naturalmente, una mezza, importante, omissione?

Quì naturalmente, si contesta la "forma" poichè la "sostanza" e cioè la "fattibilità" di un abbassamento dell'età pensionabile degli uomini è attualmente abbastanza improbabile (sull'impossibilità, qualche riserva potrei averla) a causa delle possibilità economiche del Paese ed è sulle possibilità economiche del Paese e sulle cause di tali condizioni che bisognerebbe riflettere seriamente ed agire.


Comunque sia, sarebbe il caso di ricordare che attualmente l'Italia ha "appena" 121 procedure d'infrazione aperte dall'Unione Europea.



Articolo 141 del Trattato di Amsterdam

1. Ciascuno Stato membro assicura l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
2. Per retribuzione si intende, a norma del presente articolo, il salario o trattamento normale di base o minimo e tutti gli altri vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura, dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell'impiego di quest'ultimo.
La parità di retribuzione, senza discriminazione fondata sul sesso, implica:
a) che la retribuzione corrisposta per uno stesso lavoro pagato a cottimo sia fissata in base a una stessa unità di misura,
b) che la retribuzione corrisposta per un lavoro pagato a tempo sia uguale per uno stesso posto di lavoro.
3. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale, adotta misure che assicurino l'applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, ivi compreso il principio della parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
4. Allo scopo di assicurare l'effettiva e completa parità tra uomini e donne nella vita lavorativa, il principio della parità di trattamento non osta a che uno Stato membro mantenga o adotti misure che prevedano vantaggi specifici diretti a facilitare l'esercizio di un'attività professionale da parte del sesso sottorappresentato ovvero a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali."


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Emanuele Mazzaglia

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